“Oh amore, chi potrebbe credere o pensare che la tua dolce radice producesse sì amaro frutto com’è gelosia?” Boccaccio

Otello, Un Amore di Swann, La Sonata Kreutzer: la gelosia è il filo rosso che accomuna e percorre queste opere snodandosi in tutti i suoi multiformi aspetti. La risposta risulta strettamente soggettiva nei diversi personaggi alle prese con questo lacerante sentimento che spesso accompagna l’amore. Il “green-eyed monster” tanto paventato da Otello non risparmia nessuno dei protagonisti di queste opere, anche se subisce una radicale metamorfosi nel passare da un’esperienza all’altra.

Otello si è prestata, nel corso degli anni, a svariate interpretazioni critiche, grazie al suo fitto e ricco repertorio di temi, motivi e suggestioni. La gelosia nell’Otello e uno dei temi più ampiamente esplorati. Shakespeare, da esperto conoscitore del cuore umano, ci ha mostrato in questa tragedia come il germe della gelosia possa insinuarsi nella mente umana fino a distruggere ogni suo appiglio e fino ad annientare ogni tentativo di resistenza. Otello esce distrutto e perdente nella sua lotta contro il “green-eyed monster” anche se non è lui la prima e unica vittima di questo sentimento così pericoloso. L’invidioso per eccellenza infatti all’interno della tragedia non è Otello, bensì Iago, una figura estremamente complessa, i cui intrighi sapientemente architettati sono il fulcro attorno al quale ruota l’azione tragica. In Otello tutto è parola e tutto finisce quando questa lascia spazio al silenzio; la disgregazione di Otello come eroe si compie attraverso la disgregazione del suo linguaggio. Infatti nelle parole dei personaggi e nell’uso che essi ne fanno, si cela gran parte del significato dell’opera. La parola è strumento di appropriazione di una data cultura, carta d’identità e specchio di una precisa personalità, ma anche inganno, dissimulazione. In Otello conoscere il mondo è un’operazione complicata, che richiede la capacità di saper leggere e decifrare una realtà complessa, a volte ingannevole. Otello e un eroe cieco, che vive apparentemente in una dimensione diversa rispetto a ciò che lo circonda e proprio per questo non riesce ad interpretare correttamente i segni provenienti dall’esterno, siano essi linguistici o no. Il suo progressivo sprofondare nel vortice della gelosia è il risultato di un fraintendimento del reale che sta alla base dell’esperienza tragica dell’eroe.

Un altro esempio, profondamente diverso, della gelosia nella letteratura si ha in Un Amore di Swann di Marcel Proust, nel quale si traccia la parabola completa della nascita di un amore e del suo progressivo spegnersi, un amore che, a partire dall’iniziale indifferenza, passa attraverso l’infatuazione per poi scatenarsi in una passione che diventa quasi ossessione. L’elemento dell’ostacolo frapposto tra il soggetto e la donna amata è qui una componente ineliminabile e indispensabile nella genesi del desiderio. In Proust non c’è desiderio che non sia subordinato alla presenza di un rivale o di un ostacolo. L’amore di Swann per Odette va di pari passo con l’intensificarsi dalla sua gelosia, trae nutrimento proprio là dove le sue fondamenta sembrano sgretolarsi e dove il tormento si sostituisce alla certezza. Gli amanti reali o presunti di Odette altro non sono che infiniti mediatori, la cui principale funzione e quella di conferire valore o prestigio all’oggetto del desiderio possedendolo o desiderando di possederlo.

“Uno dei poteri della gelosia, consiste nel rivelarci quanto la realtà dei fatti esterni e i sentimenti dell’anima siano qualcosa di ignoto che si presta a molte supposizioni. Crediamo di sapere esattamente le cose e quel che pensano le persone, per la semplice ragione che non ce ne preoccupiamo. Ma non appena abbiamo il desiderio di sapere, come chi è geloso, allora tutto si trasforma in un vertiginoso caleidoscopio, in cui non distinguiamo più nulla.”

Si potrebbe addirittura parlare, in Proust, di una casistica della gelosia: una sorta di disposizione psicologica che nasce soprattutto dall’impossibilità di guardare interamente nella persona amata, di conoscerne i pensieri. Il sentimento della gelosia, secondo lo scrittore francese, nascerebbe proprio dall’inconoscibilità, dal fatto che non esiste alcuna garanzia tra le cose dette e le cose pensate da chi ci circonda.

Se da un lato Otello viene interamente assorbito nel vortice della gelosia, al contrario in Proust la gelosia, lungi dal decretare la fine di un amore, è la molla da cui scaturisce il sentimento, ciò che mantiene viva la dialettica servo-padrone in un continuo ribaltamento di ruoli tra chi fugge e chi rincorre. Anche nel momento stesso in cui il desiderio di entrare a far parte della vita della persona amata e di condividerne tutte le sfumature si fa più forte, Swann avverte l’amara consapevolezza che:

“[…] quel che rimpiangeva così struggentemente di non possedere fosse, invece, una calma, una pace che non avrebbero costituito un’atmosfera favorevole al suo amore. Quando Odette avesse cessato di essere per lui una creatura sempre assente, rimpianta, immaginaria; quando il sentimento che nutriva per lei non fosse più stato quel misterioso turbamento che gli causava la frase della sonata, ma semplicemente affetto, riconoscenza; quando si fossero stabiliti tra loro rapporti normali che avrebbero posto fine alla sua follia e alla sua disperazione, allora senza alcun dubbio gli atti della vita di Odette gli sarebbero apparsi poco interessanti in se stessi […]

La terza opera considerata, “La Sonata Kreutzer”, dall’omonima opera di Beethoven, fu composta come racconto breve da Tolstoj nel 1891. Il protagonista, Vasja Pozdnyšev, presenta a sua moglie, appassionata di pianoforte, un avvenente musicista, che in poco tempo inizia a frequentare con assiduità la casa della coppia. Lentamente, ma inesorabilmente, si fa largo nell’immaginazione del marito il dubbio che fra la moglie e l’uomo stia nascendo una relazione illecita. All’inizio sono solo sospetti, che però prendono le sembianze della consapevolezza, quando Pozdnyšev ascolta i due, lei al pianoforte e lui al violino, eseguire la“Sonata a Kreutzer” di Beethoven. Convinto erroneamente che il musicista stia per partire per un lungo viaggio, Pozdnyšev si assenta di casa alcuni giorni per curare i propri affari in provincia. Una lettera della moglie, ricevuta due giorni dopo la partenza, riaccende, però, la gelosia dell’uomo: il violinista non è partito e anzi ha già fatto visita alla donna, nonostante l’assenza del marito. Pozdnyšev ritorna precipitosamente a casa, dove arriva in piena notte. Trovandola a tavola con il musicista, in preda a un accesso di rabbia, l’uomo pugnala fatalmente la moglie.
Se il tradimento si sia consumato non è dato sapere e a Tolstoj poco importa, dal momento che a tal riguardo non specifica nulla. Lo scopo del grande romanziere russo è quello di raccontare, attraverso il potere evocativo della musica, l’ingannevole deriva imboccata dalle suggestioni della carne; ma anche, e soprattutto, la vita di due persone all’interno del matrimonio, luogo di rancori, prepotenze, ipocrisie e prevaricazioni (tema già affrontato ne “La Morte di Ivan I’lic”).

Tolstoj propone in quest’opera una riflessione sull’amore e sul matrimonio. Tuttavia il romanzo è caratterizzato da un’esperienza troppo veemente vissuta perché si possa risolvere in un’analisi equilibrata. Emerge così un giudizio estremo del rapporto coniugale. Lungi dall’essere “tragedia della gelosia” la Sonata Kreutzer è il dramma di un insaziabile odio-amore carnale che si svolge tra due egoismi di sesso opposto. In questo contesto i due ribaltano continuamente la dialettica di servo e padrone, in un meccanismo simile a quello che si poteva osservare nel caso di Proust, tendendo accanitamente a sottomettersi l’un l’altro nel soddisfacimento della loro brama.

 

 

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