WhatsApp Image 2018-05-30 at 21.52.23.jpegIntervista a Luigi Bigio Cecchi, un “autore poliedrico che scrive disegna e crea robe grazie all’aiuto di 4 muse piuttosto insistenti e di un orsetto irrispettoso che gli gira per casa” come ama definirsi, per conoscere meglio l’autore dei webcomics The Author e Drizzit.

Qual è il ruolo dei fumetti oggi e com’è cambiato il mercato negli ultimi anni?

B: Forse il mio punto di vista è un po’ poco importante, in quanto autore di fumetti e non editore o addetto ai lavori del settore, che quindi può rispondere con maggiore conoscenza dei dati economici, di vendita e di pubblicazione. Per quello che vedo io, mi sembra che negli ultimi anni il mondo del fumetto si stia evolvendo velocemente, molto più velocemente di quanto non facesse nei decenni precedenti. C’è molta ibridazione di generi, di stili di disegno e di offerta, rispetto agli anni passati. E poi ci sono le fiere del fumetto, che sono conseguenza di un allargamento del “bacino di utenza”, ma contemporaneamente sono anche un modo di avvicinare il fumetto a tanti potenziali lettori. Penso ad esempio a chi è appassionato di giochi e visita una fiera per un torneo di D&D, vede Drizzit presso lo stand di una fumetteria e lo compra.

Che cosa ti ha spinto a intraprendere questa carriera?

B: Non è che l’abbia proprio “deciso”. Ho iniziato a disegnare (male) strisce per puro divertimento personale, e sono finito per avere abbastanza follower sulle mie pagine social da attirare l’interesse di alcuni editori. A quel punto ho valutato le cose e ho visto che avrei potuto farne una carriera.

Quanto è difficile intraprendere la carriera del disegnatore/fumettista al giorno d’oggi?

B: Credo che non sia più difficile che in passato. Ci sono opportunità di proporsi al pubblico e agli editori diverse, rispetto a 30 anni fa, ma intraprendere questo mestiere seriamente e farne un lavoro principale è ancora un obiettivo molto arduo, che richiede impegno, determinazione e soprattutto un sacco di passione per quello che si fa. È un campo in cui raramente troverai una figura di successo che non ami davvero quello che fa, e questo proprio perché è un percorso difficile.

A quale disegnatore ti ispiri?/ Chi è il tuo modello?

B: Non posso dire di avere un modello. Non ho mai frequentato una scuola di fumetto e non mi sono mai posto di avere un autore di riferimento. Forse per questo molti dicono che il mio stile è originale o quantomeno riconoscibilissimo. Ho letto e continuo a leggere molti fumetti, da ragazzo Topolino, vagonate di manga, Dylan Dog, strisce a fumetti come Lupo Alberto o Calvin & Hobbes. Tutto ha contribuito alla mia formazione, e credo che analizzando i miei fumetti non sia difficile capirlo.

Com’è nato il tuo pseudonimo?

B: Un soprannome che mi hanno dato da ragazzo. Poiché c’era assonanza tra il mio vero nome e il Fratel Bigio del Libro della Giungla, me lo sono portato appresso anche dopo la mia esperienza negli scout ed è divenuto il mio nome d’arte come fumettista.

Che cosa ti piace della tua attività di disegnatore?

B: Mi piace scrivere, disegnare, creare storie. In generale. Il fatto che questo sia anche il mio lavoro è, banalmente, quello che mi piace del mio lavoro.

Che cosa invece non sopporti?

B: Per poter fare del mio lavoro la mia fonte di reddito principale, sono ancora oggi costretto a lavorare tantissimo: 8 ore al giorno di media, e nei week-end fiere e eventi per promuovere i miei fumetti. Quasi tutto l’anno. Ho rinunciato a molte altre delle mie passioni pur di riuscire a vivere facendo il fumettista, ma spero che un giorno tutto questo porti a dei risultati sufficienti a sopravvivere allentando un po’ la corda, e quindi a potermi permettere di rilassarmi un po’ di più.

Come vivi gli incontri coi lettori?

B: Bene. Detesto le folle, la gente e i posti affollati. Ma ho imparato a sopportarli e a concentrarmi su quello che sto facendo, su chi viene a trovarmi presso le fiere e le fumetterie che mi invitano, in modo da lasciare loro un bel ricordo di me e della fila che in molti casi avranno fatto. Spero che nessuno vada mai via con una dedica su un albo che non gli piace o che gli fa pensare che non sia valsa la pena attendere il suo turno.

Qual è/ è stata la tua maggior soddisfazione?

B: Veder pubblicate le mie cose, e soprattutto vedere i miei lettori che le comprano con gioia. Non è cosa da poco, perché i miei fumetti sono pubblicati online gratuitamente, quindi non c’è assolutamente alcun bisogno di acquistarli. Nessuno, o quasi nessuno, acquista un mio albo per leggerlo, per scoprire cosa c’è dentro, senza sapere se gli piacerà o no: sa benissimo cosa contiene, l’ha già letto! Lo compra perché lo ama, adora la storia, i personaggi, quello che ha vissuto, o perché vuole regalarlo a qualcuno che non lo ha letto, per farglielo conoscere. Questo, secondo me, è bellissimo.

Come avviene la genesi e la caratterizzazione di un personaggio?

B: Questa è una domanda molto tecnica, in realtà, che mi costringe a una risposta molto tecnica. Io non sono uno di quegli autori che dice “passeggiando per strada vedo un vecchio alla fermata della metro ed ecco l’ispirazione per un personaggio”. No, per me un personaggio è un elemento della storia, nasce in conseguenza della trama, ha una funzione ed entra in scena quando ce n’è bisogno. In Drizzit ho iniziato parodizzando personaggi di altri mondi fantasy, ma appena la storia è divenuta un po’ più complessa ho subito iniziato a gestire il cast in modo più responsabile. Stessa cosa con The Author, o con qualsiasi altro fumetto io scriva: i protagonisti non nascono quando ho voglia di infilare una new-entry nella storia, quindi non li immagino “a prescindere”. Questo dà loro immediatamente un ruolo, una profondità (iniziale e spicciola, ma che può essere approfondita in seguito) e una tridimensionalità che permettono di evitare l’effetto comparsa. Molti lettori mi dicono spesso che quando arriva un nuovo personaggio, nel mio fumetto, si fatica a capire se è solo di passaggio o se diverrà importante nella trama, e a me questo piace.

Da dove prendi spunto/ispirazione per i tuoi racconti (come quelli della raccolta Il karma del pinolo) e per le storie che disegni? –Non vale chiamare in causa le Muse-

B: Ma da nessuna parte, e quindi da ogni cosa. Non esiste una fonte di ispirazione, o almeno non ne esiste una univoca e identificabile. Non nel caso di autori seri (o presunti tali). Nessun autore fantasy ti dirà mai, ad esempio, “io mi ispiro alle mie partite di D&D”. Se lo dicesse e lo facesse davvero, il suo prodotto sarebbe indubbiamente scadente. Il processo creativo non è una semplice traduzione da uno stimolo ad un altro, ma una rielaborazione di tutto quello che ci ispira in un tentativo di comunicazione attraverso un mezzo preciso. O almeno, così è per me. E questo spiega perché nessun autore viene ispirato da un’unica musa, in The Author.

Perché rielaborare in The Author il tema delle Muse? Cosa ti ha affascinato di questa parte della cultura classica al punto di approfondirla?

B: In realtà non è tanto il rielaborare un tema classico (visto che poi le muse sono trattate in maniera davvero marginale, sia nella letteratura antica che in quella moderna), quanto un parlare del ruolo dell’autore. Il fumetto si chiama “The Author” e non “The Muses” proprio perché è sulla figura dell’autore, sulla responsabilità della creazione e sul processo creativo che volevo basare l’opera. Tant’è che solo un paio di muse hanno avuto l’onore di uno spin-off che parla del loro passato. Non mi interessa molto scrivere di quelle cose.

Qual è lo scopo dei tuoi fumetti?

B: Io credo che lo scopo della letteratura, che include anche i fumetti, sia quello di trasmettere un messaggio. E per messaggio non intendo una morale, bensì un punto di vista, un’idea, una interpretazione del mondo. La letteratura è tale se trascende il suo essere mero racconto e diventa mezzo di comunicazione. Io non scrivo per scrivere, come fanno molti altri. Questo non rende i miei fumetti o i miei racconti “migliori” qualitativamente, ma li rende un po’ più nobili nell’intento. Cioè, io ci provo a fare letteratura anche con una striscia a fumetti, poi non sta a me giudicare se ci sono riuscito o meno. Come lettore, a me non piace leggere libri o fumetti che non mi dicono nulla, non mi intrattengo semplicemente con una storia, voglio di più, voglio leggere tra le righe e capire cosa vuole dirmi l’autore. In Drizzit ad esempio c’è un livello di lettura semplice, che è quello divertente e superficiale, tipico di tutte le strisce a fumetti, e poi ce n’è un altro che è più profondo e che non è detto che esista in tutte le opere (dipende dalla volontà dell’autore, che deve mettercelo). Se il lettore di Drizzit ha voglia e piacere di andare oltre le battute, troverà una storia che parla anche di emarginazione, responsabilità del potere, che veicola la mia idea di amore e di rapporto, che non banalizza su nessuno degli argomenti che tocca. O almeno, come ho scritto sopra, io ci provo.

A quale dei tuoi lavori e personaggi sei più affezionato e perché?

B: Wally e Katy, in Drizzit, sono i miei personaggi preferiti perché sono quelli più tridimensionali e meno banali, nonostante quello che possa sembrare ad una prima analisi. Si potrebbe fare un fumetto intero con solo uno di questi due personaggi come protagonista, e sarebbe tutt’altro che prevedibile. Cosa che non saprei fare, ad esempio, con Baba Yaga, o con Dotto. In The Author invece mi sta simpatico l’autore, ma non so perché.

Come si distingue un buon fumetto da uno pessimo?

B: Ah, boh. Posso solo ribadire il mio personale criterio: se una storia non mi dice nulla, non mi piace. Non leggo per leggere, e nessun autore dovrebbe scrivere per scrivere.

Cosa ti piace della 24H Comics e com’è nata l’idea di questo evento?

B: Adoro la 24ore Comics perché mi dà la possibilità di fare cose diversissime da quelle che faccio di solito, anche se solo per 24 ore ogni 6 mesi. L’idea è nata perché io, Dado e Sio, probabilmente, avevamo bisogno di metterci alla prova in maniera diversa da quello che facevamo tutti i giorni. E ci è piaciuto.

Com’è nata la collaborazione con Dado e Sio (Tre trighi) e Manu e Albo (M)?

B: Tre Trighi è semplicemente un’etichetta sotto la quale io, Dado e Sio intendiamo stampare tutto quello che ci pare senza rendere conto a nessuno. Autoprodursi, ma in tre. Con il volume Tre Trighi Collection abbiamo dimostrato che possiamo dare vita a prodotti di qualità, ma non so in futuro cos’altro faremo. Con Albo e Manu la storia è diversa: abbiamo lavorato insieme alla trilogia di M perché ci andava di farlo. Difatti per tutti e tre M è un lavoro “extra” e ora che Manu ha la testa altrove, il terzo albo sta ritardando tantissimo. Speriamo di riuscire a portare a termine la serie!

Con quali altri autori ti piacerebbe collaborare e perché?

B: Non lo so, non ho questo tipo di mentalità, non parto dall’idea della collaborazione per creare le cose. È un po’ come il discorso dei personaggi: non si caratterizza un personaggio dal nulla. Io di solito penso a una storia, o mi viene in mente un’idea, e solo dopo penso “questa mi piacerebbe vederla disegnata da questo autore” o cose del genere. Devo ammettere inoltre, che sono una persona che è sempre molto concentrata su quello che fa, e che quindi raramente si perde a pensare a quello che potrebbe fare.

Non solo fumetti e racconti brevi, ma anche una column mensile su StayNerd e un GdR basato su Drizzit. Come coniughi queste attività diverse tra loro? Come sei arrivato a svolgerle?

B: In realtà basato su Drizzit c’è anche un Gioco di Carte, oltre al Gioco di Ruolo. E sto collaborando con un altro mio collega sulla creazione di un altro gioco, e ne ho in cantiere un altro sempre ispirato al mondo di Drizzit. Inoltre disegno pin-up su Patreon e continuo a scrivere racconti (che pubblico, ma solo quando ne ho voglia, sul mio profilo personale di facebook). Insomma mi do da fare. L’importante è non consumarsi: arrivato a una certa ora stacco e se non sono riuscito a fare tutto quello che volevo… pazienza, lo farò domani. In questo lavoro, se non ti dai dei limiti, rischi di lavorare 24/7 e prima o poi se ne pagano le conseguenze, nel bene o nel male.

Laura Brancato

 

L

 

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