Mi accingo a scrivere questa sorta di ‘’editoriale’’ ben conscio di essere probabilmente controcorrente rispetto al sentire comune, anche grazie al fatto di seguire la vicenda da un punto di vista esterno alla forma mentis comasca, e che probabilmente subirò diverse critiche (più o meno motivate, più o meno feroci) da coloro che assolutamente si oppongono alla causa che sostengo.

La questione, temporaneamente sopitasi durante il periodo delle feste natalizie, è quella riguardante l’istallazione del monumento ‘’ The Life Electric’’sulla diga foranea di Como.

Ma prima di affrontare l’argomento mi sembra interessante riportare i dati (al 27/09/2014) raccolti dal sito ‘’Voices from the Blogs’’ (www.voicesfromtheblogs.com) sulla percezione online dell’opera, questo ha analizzato circa 2000 testi (blog e tweet) evidenziando come ‘’non solo Como, ma l’intero Paese sembra diviso a metà’’

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Come forse si è intuito io sono favorevole alla sua realizzazione, e vorrei argomentare la mia posizione cercando di rispondere punto per punto ad alcune critiche che vengono generalmente mosse:

  • Il monumento non c’entra nulla con Alessandro Volta ed è un disegno ‘’riciclato’’.

Parto da questa obiezione proprio perché è quella oggettivamente più fondata e che in parte mi trova anche d’accordo: è vero, la struttura non richiama in alcun modo l’operato di Volta, e la retorica con cui viene presentata tende malamente ad ‘’arrampicarsi sugli specchi’’ per giustificarla, ma il fatto che sia un ‘’riciclo’’ non mi pare assolutamente un argomento valido, anzi mi sembra la scoperta dell’acqua calda! La storia dell’Arte è piena di continui richiami tra opere molto simili tra loro, basti pensare a quante volte il Pantheon è stato riproposto in tutte le salse (esempio nella stessa città di Como è il Tempio Voltiano, oggi nessuno si sognerebbe di tacciare l’architetto Frigerio come un copione!), oppure in tempi più moderni, sempre restando sempre nel territorio urbano comasco, un altro caso è il polo universitario di via Valleggio: l’opera di Emilio Pizzi è palesemente influenzata in modo cospicuo dall’architettura di Mario Botta (si veda la ex sede UBS di Aeschenplatz 1 a Basilea, o la sede e le residenze Campari di Sesto San Giovanni).

  • Viene accettato solo in quanto porta in calce la firma di una nota ‘’archistar’’, bisognava affidarla agli architetti locali.

Anche in questo caso c’è una parte di verità: il nome Libeskind ha una grande influenza sul valore dell’opera, e per qualcuno ciò può significare ‘’sigillare il Lago di Como con una propria firma’’ (Maurizio Pratelli, ‘’La diga foranea non è il cofano di una Rolls‘’, www.qtime.it). Nuovamente, a mio avviso, si cerca di ventilare un’eventualità che nei fatti è già accaduta: il nome di George Clooney è ormai fortemente associato, dagli stessi comaschi, al Lario, e in questo caso non mi pare che a qualcuno dispiaccia, anzi si cerca di pubblicizzare la sua presenza quanto più possibile!

Le ambizioni internazionali di Como e del suo lago stridono quindi fortemente con una mentalità (vedendola dall’esterno) di una città ripiegata su sé stessa che non sa guardare oltre Camerlata (quasi come se vi fossero delle colonne d’Ercole), che non si rende conto di come il mondo stia cambiando vorticosamente, di come sempre più vi sia una concorrenza tra le città mondiali per accaparrarsi i turisti attirandoli con ogni mezzo: il lago e le opere già esistenti non sono più sufficienti, non si può più vivere di sola rendita dal razionalismo, bisogna arricchirsi, puntare su una forte promozione della città anche attraverso il ‘’city branding’’ (come è avvenuto a Bilbao, città dalle potenzialità ben minori al confronto di Como), specialmente in situazioni in cui la municipalità soffre di una forte scarsità di risorse finanziarie.

Solo così sarà possibile scuotere l’anima della città, trasformandola da centro abitato provinciale ‘’da gita in giornata’’ mentre si è a Milano (come rischiano di vederla i turisti), a potenziale incubatore di creatività e di fermento intellettuale sotto i riflettori mondiali.

  • La diga foranea è bella così come è ora, non servono interventi di questa portata.

Questa invece mi sembra essere l’argomentazione meno fondata in assoluto, la situazione attuale dal punto di vista dell’arredo pubblico è quasi drammatica. Un breve ma efficace articolo di quicomo.it (‘’In attesa di Libeskind la Diga Foranea merita una sistemata’’, 28/09/2014) espone chiaramente la situazione: panchine e lampioni pesantemente taggati, un cestino giallo ‘’da parcheggio del supermercato’’ visibilmente danneggiato, verde trascurato, cartelli illeggibili, insomma: un luogo tutt’altro che piacevole, che con l’inserimento dell’opera farebbe un enorme salto di qualità.

  • L’opera disturberà la visione del lago.

Preoccupazione legittima, ma ancora una volta smentita dalla situazione attuale. Mettiamoci al centro di piazza Cavour e proviamo a guardare il panorama: sì, si vedono le montagne, ma l’acqua? C’è un continuo disturbo visivo dovuto a una enormità di elementi: traffico automobilistico, imbarcazioni ormeggiate, strutture della navigazione, pali di vario genere, moli, ecc. …; sarà quindi il monumento a nasconderci il bacino?

Ma nel caso ciò non fosse sufficiente, e non bastassero nemmeno le simulazioni presenti sul sito dedicato (http://www.thelifelectric.it), paragoniamo il suo impatto con quello di qualcosa già esistente e di molto simile, come il Monumento ai Caduti. Entrambe le opere presentano un importante sviluppo in altezza, una forte presenza sul lago e sulla sua visione, una discontinuità di forme rispetto al passato, polemiche alla loro presentazione, la firma di un grande architetto; a qualcuno,

ora come ora, potrebbe passare per la mente di demolire o di trasferire l’opera di Terragni?

L’attuale disturbo visivo da Piazza Cavour (fonte: ilBob)
L’attuale disturbo visivo da Piazza Cavour (fonte: ilBob)
  • Amici di Como avrebbe dovuto utilizzare quelle risorse per sistemare il patrimonio esistente.

Affermazione condivisibile, ma che nasconde un velo di arroganza. Dobbiamo ricordarci che i finanziatori di tutto il costo dell’opera sono dei privati, ed è loro diritto sostenere le operazioni in cui credono maggiormente (come fece Francesco Somaini per il Tempio Voltiano), attaccarli duramente su tutta la linea potrebbe, giustamente, scoraggiarli dall’intraprendere ulteriori azioni di mecenatismo.

Polemiche di questo tipo avrebbero avuto senso nel caso di un intervento pubblico, in cui la ristrettezza delle risorse impone di trovare un equilibrio tra urgenza e condivisione con la popolazione.

Ciò naturalmente non significa lasciar correre qualsiasi cosa, ma cercare di fare obiezioni concrete e motivate, non facile populismo o prese di parte a priori.

  • L’opera può anche essere realizzata, purché non sia sulla Diga Foranea.

Quest’ultima affermazione sembra concedere, quasi con sufficienza, la realizzazione del monumento, ma è palese come la posizione giochi un ruolo fondamentale nella rilevanza della realizzazione, e spostarla significherebbe condannarla inesorabilmente all’inutilità e all’oblio.

In questo caso non ci sono mezze misure: o si è favorevoli, oppure si è contrari, e forse questa relazione è ben chiara ai sostenitori di tale obiezione, che puntano a rendere svantaggiosa la sua realizzazione.

In conclusione decidere se porre o no il monumento sulla diga foranea è una piccola scelta, ma che nasconde dentro di sé due visioni del futuro della città profondamente diverse fra loro.

 

ilBob

Ex Voltiano e studente di Urbanistica @ PoliMi

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2 pensieri su “COGLIERE LE OCCASIONI

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