Chiacchierata con – più che intervista a – Chiara Grisoni, autrice di “Ombra di luce” e studentessa al Volta

I capelli lunghi di un colore vivo, tra il castano e il rosso. Gli occhi verdi, il corpo esile. E il sorriso sincero. Nelle mani stringe gelosamente il suo libro, quell’oggetto apparentemente semplice che, a soli diciassette anni, l’ha resa l’orgoglio di parenti e amici.

P1120129Chiara, raccontaci brevemente quali sono i temi toccati da “Ombra di luce”

“Ombra di Luce” è un romanzo fantasy, che ha come protagoniste due ragazze molto differenti; i temi sono numerosi, legati in particolare allo sviluppo personale e alle relazioni tra le persone. I personaggi principali riescono nella loro impresa soprattutto grazie al legame che instaurano tra loro, una forte amicizia che può andare oltre le loro diversità e aiutarli a capire se stessi. Si parla dunque di crescita, di coraggio, ma anche di comunione con la natura e del rispetto che questa esige da tutti noi.

Naturalmente penso che per imparare non si possa far altro che tentare di emulare, soprattutto all’inizio. Nel periodo delle scuole medie ho letto moltissimo i libri di Paolini e di Licia Troisi, ed è proprio a quest’ultima autrice che mi sono ispirata, un po’ per lo stile e un po’ per le protagoniste. Nei suoi romanzi, infatti, i personaggi principali sono sempre delle ragazze, molto particolari e con alcune caratteristiche che definirei decisamente mascoline. Questo mi ha sempre affascinata, e ho voluto creare le mie protagoniste con alcune delle qualità che preferivo.

Come mai scrivere un libro a quest’età? da dov’è nata l’idea?

È iniziato tutto come un semplice gioco tra bambini, che io e mio fratello Tommaso facevamo durante l’estate. Un gioco di ruoli, per passare il tempo; una fantasia. L’idea di mettere per iscritto la vicenda, di cui avevamo inventato l’inizio, è venuta proprio a lui, anche se poi, essendo piuttosto piccolo, si è disinteressato alla cosa. Ho sempre amato scrivere, e mi piaceva avere una storia da continuare, dei personaggi da far vivere tra le pagine, così sono andata avanti da sola. Scrivevo quando avevo il tempo o la voglia per farlo, senza alcun impegno, e quasi in segreto: nessuno, a parte mio fratello, sapeva quanto fosse effettivamente cresciuta quella piccola idea. Solamente un anno dopo, quando il racconto cominciava ad essere piuttosto consistente, l’ho fatto uscire allo scoperto chiedendo dei pareri ai miei familiari e a qualche amico.

Tengo a dire che ho cominciato “Ombra di Luce” in terza media, non perché questo sia un suo punto forte, ma al contrario perché, riguardando indietro, ogni tanto credo che sia stato davvero troppo presto, e che a volte il fatto che fossi così giovane traspaia da quello che ho scritto. Alcuni mi hanno detto che è una cosa buona, che rivela la mia età, ma personalmente non ne sono del tutto convinta.

E poi, finalmente, la pubblicazione…

Dopo aver fatto conoscere il mio lavoro all’interno della famiglia e tra diversi amici, adulti e alcuni ragazzi, ho deciso di tentare la pubblicazione, dal momento che il mio sogno è sempre stato quello di diventare una vera scrittrice. Un sogno infantile, forse, e che decisamente non teneva in conto le difficoltà, ma comunque, alla fine, posso dire di essere soddisfatta del risultato.

Abbiamo preso contatti con numerose case editrici, e abbiamo avuto risposte, più o meno critiche e utili, da quasi tutte. La casa torinese che infine mi ha pubblicata si chiama “Ananke”, ed era in cerca di autori giovani, per la collana “Narrativa”. Credo che il lavoro di revisione con la correttrice di bozze di Ananke sia stato produttivo, per quanto lungo e noioso. Il percorso è stato abbastanza difficile, soprattutto all’inizio, ma ciò che è venuto dopo la decisione della casa (la correzione, la pubblicazione e il lancio finale, che mi terrorizzava) è risultato più scorrevole.

L’esperienza in sé è stata interessante, e spero anche utile per il futuro.

Stai già lavorando a qualcosa di nuovo?

Penso che tutti, specialmente al Volta, abbiano un libro nel cassetto, anche io. Al momento però, forse per il poco tempo o forse per una sorta di “blocco dello scrittore”, il mio è rimasto un piccolo abbozzo incompiuto, che aspetta di essere completato, e temo aspetterà ancora per molto.

Un tuo parere sullo spazio dato ai giovani scrittori oggi?

Riprendendo quello che accennavo prima, forse non ero matura abbastanza per scrivere un libro così lungo né tantomeno per la pubblicazione, ma questo è un pensiero che riguarda solo la mia esperienza.

So di molti giovani scrittori (parlo di persone dai 13-14 anni in su) che, anche in Italia, vengono pubblicati, e spesso da case editrici piuttosto importanti. Non li ho mai letti, a parte l’eccezionale Paolini, e certo non sta a me giudicarli.

Ricordo solamente che uno dei consigli che mi era stato dato era questo: se vuoi diventare davvero bravo, devi leggere il più possibile, scrivere ovunque, di qualsiasi cosa, e poi andare avanti a vivere, per avere delle esperienze personali che rendano il testo vero e coinvolgente.

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