Intervista a “The Sleeping Tree”, progetto solista di Giulio Frausin

thesleepingtree_photosNato e cresciuto a Nord-Est, Giulio Frausin inizia a suonare la chitarra da bambino. Con influenze che spaziano dal folk al punk, dal jazz al reggae, ha girato l’Europa al basso con la reggae band Mellow Mood. Le emozioni, i ricordi, le esperienze e la spiritualità di Giulio prendono vita attraverso The Sleeping Tree. La sua voce particolare ed il suo fingerpicking ricordano il patrimonio cantautorale americano che ha sempre ammirato. Il primo disco di The Sleeping Tree, intitolato “Leaves and Roots”, è stato pubblicato nel 2008 dalla netlabel tedesca 12rec.net. L’album, gratuitamente scaricabile dal sito dell’etichetta (www.12rec.bandcamp.com), ha totalizzato più di 20.000 download in tutto il mondo.
Si dice che i concerti di The Sleeping Tree siano intimi, emozionanti e persino mozzafiato. Nel novembre 2011, dopo alcune collaborazioni con artisti italiani come Abitare e Jambassa, The Sleeping Tree pubblica un nuovo EP, “Stories”, disponibile sul sito www.thesleepingtree.bandcamp.com.
A dicembre 2011, l’italiana Megaphone Records inserisce un di The Sleeping Tree nella Xmas Compilation 2011, in download gratuito dal sito www.megaphone.it/compilation2011.
A Giugno 2012 Megaphone Records pubblica uno split su audio cassetta in edizione limitata che vede The Sleeping Tree assieme al suo caro amico Jackeyed. L’intera tiratura dello split viene esaurita al release party, ma le tracce sono in download dal sito http://megaphonerecords.bandcamp.com/album/jackeyed-and-thesleeping-tree.

Innanzitutto Giulio ti ringrazio tanto per essere qui a rispondere con grande gentilezza e passione alle mie domande. E’ davvero un’emozione forte.
Iniziamo.

1. Dunque, potresti spiegarci cosa ti ha spinto a dare vita ad un progetto di questo genere (mi riferisco al cantautorato in inglese basato su un fingerpicking dominante) , di un genere che probabilmente in Italia ha davvero pochi interpreti interessanti?

La spinta nasce dalla necessità di esprimere un’altra componente dei miei ascolti, che ovviamente influenzano il mio modo di vivere e fare musica. Ho sempre creduto nella necessità di tenere il reggae, forse la mia più grande passione musicale, separato dal resto dei generi musicali che ascolto. Avendo studiato chitarra acustica fin da bambino, la scelta dello strumento e della modalità espressiva (il cantautorato) è venuta di conseguenza..

2. Quali sono le tue influenze artistiche più grandi? Che musica ascolti per lo più?

Da bambino ho ascoltato un sacco di cantautori inglesi ed americani, di musica in italiano a casa mia ce n’era pochissima. Beatles in primis, ma anche Crosby, Stills, Nash & Young, James Taylor, e così via. Ho ascoltato anche tanto punk, rock, jazz, bossa nova. L’amore per il reggae è comunque il più importante. Forse l’autore che mi ha influenzato di più è stato John Frusciante – al di fuori dei RHCP.

3. Come riesci a conciliare i tuoi impegni tra Mellow Mood e The Sleeping Tree (ricordiamo infatti che anche con il tuo progetto solista hai avuto un’ottima risonanza a livello di pubblico e stai portando la tua musica ormai in molti luoghi della penisola)? Inoltre, in che rapporto stanno, artisticamente parlando, Mellow Mood e The Sleeping Tree? Hanno elementi di continuità di cui vorresti parlare?

Al momento non è molto difficile, fino a un anno fa circa l’Università mi costringeva invece a sacrificare molto del tempo dedicato a The Sleeping Tree, ma ora posso prendermi i miei spazi. I Mellow Mood mi hanno sempre dato una mano nel portare avanti il mio progetto, dandomi spesso consigli preziosi…

4. Ascoltando il tuo album “Leaves and Roots” vedo elementi discordanti. Da un lato mi sembra di percepire un’atmosfera cupa, malinconica, forse anche di stanchezza. Dall’altro invece vi sono immagini bellissime, poetiche, alcune di grande impatto e capaci di trasmettere un senso di positività (mi riferisco a “Love is an eternal lie”, a “The song for my self”). Sono io che mi sbaglio o condividi la mia opinione? Cosa vuoi trasmettere attraverso i tuoi testi? Sono racconti autobiografici o hanno più che altro un intento didascalico, di trasmettere un messaggio particolare?

Non riuscirei a scrivere canzoni ispirandomi a qualcosa che non ho vissuto in prima persona. Ovviamente si tratta di musica, quindi tutto viene costantemente romanzato, nel bene e nel male; ma quello che vivo si riflette inevitabilmente su quello che compongo. Attraverso i miei testi cerco di dare una lettura positiva a ciò che accade attorno a me, tenendo uno sguardo propositivo verso il domani, che è l’unico modo di superare eventuali difficoltà. Anche nei pezzi più tristi cerco comunque di inserire un elemento di speranza.

5. In “A Bill” e “Jah will is my destiny” ti riferisci appunto al dio rastafari, dio di pace e amore, dio della musica reggae e di un messaggio di unità e libertà. Cosa ti ha avvicinato a questa religione tanto poco professata in Occidente?

Eh, ovviamente l’influenza della musica reggae ha plasmato anche la mia spiritualità. RastafarI è un messaggio potentissimo, illuminante. Nasce dalla sofferenza di un popolo oppresso, ma è estremamente positivo. Ha radici millenarie, e scoprendo tali radici si riscopre anche la nostra essenza. “The truth has already been told”.

6. Nel tuo album ci sono cinque pezzi strumentali, cinque leafs molto piacevoli. Ci puoi spiegare se sono in rapporto l’una con l’altra oppure se hanno qualche significato nascosto?

Le “foglie” che ho inserito sono per lo più momenti di distensione tra un pezzo e l’altro. Roots and Leaves vuole proprio indicare questa dualità: ci sono dei pezzi più complessi, diversi l’uno dall’altro, che esprimono le mie radici. Le foglie invece sono una pausa serena tra di loro.

7. Da cosa è nata la collaborazione con Jackeyed?

Conosco Jackeyed da un sacco di anni, siamo coetanei e suonavamo nello stesso circuito studentesco alle scuole superiori. Crescendo, abbiamo sviluppato indipendentemente ognuno i propri progetti, ma quando ci siamo ritrovati abbiamo subito voluto darci una mano l’un l’altro, più o meno facendo quello che facevamo quando c’erano da organizzare i concerti da ragazzini, ma su un piano più alto. Siamo buoni amici e condividiamo molti ascolti, quindi abbiamo deciso di uscire sullo stesso supporto – tra l’altro con l’aiuto di una label della nostra città, Pordenone – per dire la nostra, assieme.

8. Un consiglio ai ragazzi che vogliono fare musica oggi? Su cosa devono fondare la loro attività?

Credo che la cosa più importante sia credere in quello che si fa e mai mollare. È un lavoro difficile – io stesso sono appena all’inizio – ma regala grandi soddisfazioni; l’unica arma è la tenacia. E l’onestà.

9. Puoi dirci qualcosa sul tuo nuovo album, che hai dichiarato uscente nel 2013 e il cui titolo sarà forse Painless? Hai cambiato qualcosa nel tuo stile negli anni oppure ti manterrai sullo stesso?”

Lo stile non verrà stravolto, sono sempre io con la mia chitarra in realtà. Certo ho lavorato molto sull’impostazione vocale e sulla tecnica con lo strumento. Il vero passo in avanti sarà l’organicità del lavoro, mi sto molto impegnando nella realizzazione di questo nuovo disco, e credo che il risultato sarà all’altezza delle aspettative! Sarà un disco di più ampio respiro, insomma, stavolta faccio sul serio.

Mi sento ancora una volta in dovere di ringraziare Giulio Frausin per le belle parole ma soprattutto per il tempo speso e dedicato al nostro piccolo ma grande giornale.
Un abbraccio forte Giulio, grazie di cuore. Ti auguriamo il meglio.

Alcuni suoi brani:

http://www.youtube.com/watch?v=3hQRtqTIn94

http://www.youtube.com/watch?v=j3NTh6FetoM

Facebook:

https://www.facebook.com/thesleepingtree?fref=ts

Myspace:

http://it.myspace.com/thesleepingtree

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